Lube Banca Marche Macerata

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mercoledì 2 ottobre 2013

Dedica Speciale!

Oggi compie gli anni il nostro Zar.
Allora lasciate che io faccia tanti auguri al nostro Ivo nazionale, nell'unico modo che conosco. Scrivendo. Qui in giro per il blog di cose sullo Zar ne ho scritte. Tante. E' uno dei miei giocatori preferiti. Credo che Lucchetta abbia trovato il soprannome perfetto quando ha cominciato a chiamarlo Thor.
Thor, per chi non lo sapesse, è una divinità di origine germanica, figlio di Odino, e il suo nome significa tuono. Leggendario il suo martello che si abbatteva sui nemici. Come la leggendaria battuta del nostro Zar che si abbatte sugli avversari senza pietà.
Il braccio potente e lo sguardo determinato, un giocatore che non molla, che guarda dritto negli occhi l'avversario prima di scatenare la sua furia. Un piacere da guardare in campo, senza riserve dedica alla partita tutto sé stesso, senza limiti, senza confini.
Questo ragazzo oggi compie 25 anni.
E non posso che augurargli ogni bene possibile. Non posso che augurargli di raggiungere l'Olimpo della pallavolo, lassù, dove c'è già pronto un posto per lui, il posto che gli spetta.
Allo Zar, a Thor, a Ivan, o Ivo come alcuni lo chiamano.
Auguri ragazzo.
You're gonna go far!


martedì 1 ottobre 2013

Sono una bimbaminchia, CROCIFIGGETEMI!

Qualche tempo fa scrissi un blog contro un articolo su Panorama (per leggere l'articolo clicca qui ). Un articolo che parlava di come la pallavolo aveva raggiunto un pubblico sempre più giovane e che parlava dei pallavolisti come rock star. Allora credevo che quell'articolo fosse una cosa negativa per la pallavolo. Io ero una di quelle ragazze che nell'articolo parlava di Dragan Stankovic, il mio tuttora giocatore preferito nella Lube. 
Ma si può cambiare nella vita. Si può andare avanti, ci si può evolvere. 
Si può capire. Mi spiace perchè la giornalista che aveva scritto l'articolo è stata gentilissima con me, non solo durante l'intervista, ma anche dopo. E io ho scritto contro di lei un blog che non meritava. 
Per questo mi scuso, perchè le cose cambiano, le persone capiscono, e se si è giusti con se stessi e si capisce di aver sbagliato, le scuse sono obbligatorie. Non c'è demerito a chiedere scusa, ad ammettere di avere sbagliato. Sarebbe ingiusto continuare invece a dire di avere ragione, quando si è in palese torto. 
Cristina mi dispiace. 
Quello che mi ha fatto capire il mio errore è stata una certa corrente di pensiero che ultimamente si è fatta strada in giro per la rete. Una corrente di pensiero PURISTA, chiamiamola pure così, che si erge a difesa della pura pallavolo, contro le bimbeminchia (questo il termine usato principalmente nelle conversazioni) che si esaltano nel vedere la pallavolo apprezzandone magari non la bellezza del gioco, ma piuttosto la bellezza dei giocatori. 
Solitamente sono una purista, un'estremista in ciò che faccio. Ma non quando si tratta di libertà. 
Voltaire, il grande filosofo francese, una volta ha detto: Je ne suis pas d’accord avec ce que vous dites, mais je me battrai pour que vous ayez le droit de le dire. 
Non sono d'accordo con quello che dici, ma mi batterò perché tu possa avere il diritto di dirlo. 
Io mi batterò. 
Mi batterò affinchè tu ragazza, bambina, donna, possa pure andare a vedere una cavolo di partita solo perchè apprezzi la bellezza dei nostri ragazzi. Non togli nulla a me, non mi togli il diritto di vederli, né tanto meno di tifare la mia squadra. Io mi batterò. Perchè il clima della pallavolo è sempre stato gioioso e sportivo e giudicare gli altri come scarti solo perchè la pensano, la vivono in maniera diversa non è gioioso e non è sportivo. Quante volte mi sono scappati commenti sulla bellezza dei nostri azzurri? Mi è capitato, non me ne vergogno, vado per tifare, ma non sono cieca. Questo non mi rende peggiore. E non rende peggiori le ragazze che magari pubblicano sul loro wall la foto di Ivan scrivendo che figo! E' figo, diciamolo. E' soprattutto bravo, ma è anche figo, perchè no? C'è una cosa che non mi è mai piaciuta nella mia vita (e forse è il sangue di due sessantottini che scorre nelle mie vene a non farmela piacere) e sono le crociate moraliste di chi si sente superiore. Sono le pagine aperte contro qualcuno che neanche si conosce giusto per il gusto di riunirsi in piccoli circoli e sparlare di altre ragazze. Giusto per dire sono superiore, io sono più matura, io sono migliore. E... adesso che sei arrivata a questa conclusione, com'è cambiata la tua vita? Com'è migliorata? Ti senti davvero migliore? Superiore? 
Allora, crocifiggetemi. Non voglio essere superiore. Non voglio odiare. Non voglio giudicare gli altri. Mi faccio chilometri su chilometri per vedere la mia Lube, la mia motivazione io ce l'ho e va ben al di là dei pettorali dei nostri giocatori. Ma ognuno ha la sua motivazione e condivisibile o meno, è una motivazione e come tale deve essere rispettata. Invece di cercare di impegnare il proprio tempo magari a sostegno di qualche giocatore o di qualche squadra, alcuni preferiscono passarlo a odiare. 
Ma se sto scrivendo queste parole è perchè SO, CONOSCO LA SENSAZIONE che queste ragazze provano quando vengono additate dalla folla come bimbe minchia. Manco fossero assassine. So, perché ricordo bene quando quell'articolo uscì e ci fu una specie di rivolta contro quelle ragazze che avevano semplicemente fatto dei commenti su alcuni giocatori. So la sensazione di freddo, di solitudine, di pensare oddio ma cos'avrò mai detto o fatto per essere trattata così? Ma Cristina aveva solo scritto un articolo un po' diverso dal solito, un articolo che parlava dei giocatori, ma anche delle tifose. Che sì tifano, ma perchè no guardano anche. E' un pacchetto unico. Solo adesso capisco l'enorme errore che ho fatto quando ho scritto quel blog. Roberta Paola e Michela mi hanno fatto riflettere tante volte e ho capito adesso, ho capito. Mi batterò perchè tutte possano dire la loro. Anche chi magari fa un commento solo estetico, ma che lo faccia pure. Che possa dirlo senza dover essere insultata per questo. Ognuno risponde di quello che fa, gli altri prendono vie diverse, ma viviamo in un paese libero. 
Per cui sì: sono una bimba minchia. CROCIFIGGETEMI IN SALA MENSA COME FANTOZZI. Ma guardate a voi stesse prima di giudicare senza pietà. 

sabato 21 settembre 2013

Il martello di Thor si abbatte su Danimarca e Bielorussia

Ogni giornale, ogni quotidiano, ogni blog sportivo ha rimarcato un fatto: è la nazionale più giovane. Spaventa, questa gioventù, che non può vantare la saggezza e l'esperienza di chi il campo lo conosce fin troppo bene.
Spaventa, ma vi assicuro che dopo queste due partite, non spaventa più: una squadra così giovane, ma forte, determinata, con tanta voglia di provare a tutti quanti che sì, è vero, sono giovani, ma non c'è nulla che non si possa fare. La maglia azzurra comincia a volare alto.
Cominciando dai centrali Matteo Piano e Thomas Beretta (entrambi classe 1990) che in questi mesi di pausa post World League (in cui abbiamo rubato il bronzo di bocca alla Bulgaria, la storia si ripete!) hanno lavorato sodo e si vede. Più sicuri, più concentrati, più letali.
Beretta il leone, con la sua criniera di riccioli e barba, ruggisce e spaventa gli avversari, in battuta e a rete. Ma la rivelazione, permettetemelo, è sicuramente Matteo Piano. Due metri e sette centimetri di ragazzo, esordiente in azzurro (come Beretta del resto) proprio quest'anno, alla World League avevamo visto un talento ancora da limare e perfezionare, un diamante grezzo che aveva ancora bisogno di perfezionarsi. A due mesi neanche dalla World League, venerdì torna in campo e lascia tutti a bocca aperta. A cominciare dai primi tempi letali e precisi che scarica sul campo avversario senza averne mai abbastanza. Salta, mura, colpisce, fa punto. Un ragazzo dal sorriso sincero e dalla mano che senza pietà si abbatte sull'avversario.
E proseguendo in attacco dove alcuni evergreen come Cristian Savani, adesso infortunato ma sono sicura pronto a tornare in campo quando verrà il momento, e Simone Parodi (oggi uno dei top scorer della partita) giocatore affidabile e spettacolare in difesa e in attacco, si affiancano ad alcuni esordienti davvero interessanti come Luca Vettori, il ragazzo dalla battuta mortale, che arriva sull'avversario potente e veloce, senza possibilità di replica. E ovviamente Jiri Kovar, grande giocatore, che oggi ha caricato una parte di squadra sulle sue spalle, guidando i compagni verso la vittoria. (bentornato definitivamente Jiri)  Con, ovviamente, il nostro Dragan Travica in regia, affidabile, estroso e determinato a guidare i suoi attraverso la partita.
Anche in difesa abbiamo grandi novità: Salvatore Rossini, grande libero che già in campionato si era fatto notare, quest'anno in maglia azzurra riesce, nonostante abbia accanto uno come Andrea Giovi, a creare pure sinfonie di difesa, Rossini di nome e di fatto.
Non tradisce però la grande esperienza di Lele Birarelli, che in World League ha decisamente dato il meglio, un apporto fondamentale alla squadra, ma che purtroppo in questi giorni non abbiamo visto giocare, causa infortunio. Speriamo di vederlo tornare presto, il Bira nazionale è sempre nei nostri cuori.
Che dite dimentico qualcuno?
Ah si.. certo.
Dimentico Thor, il martello degli dei, lo Zar di tutte le regioni italiane, l'ultimo dei moicani italiani, l'uomo dalla cresta più alta di tutti gli europei di pallavolo, semplicemente Ivo.
Ivan Zaytsev, classe 1988, lo Zar, cresta bionda, occhi glaciali, mano potente e senza limiti. Quando tocca una palla, non fa solo punto: lascia crateri fumanti sul campo avversario, piega le mani dei muri che hanno l'ardire di alzarsi contro di lui, rilevante, necessario come l'ossigeno, un leader, un futuro grande capitano. (e permettetemelo ma essendo una Lubina, non vedo l'ora di vederlo rivestire di nuovo la maglia biancorossa!)
Chi credeva che fosse tutto fumo e niente arrosto di sicuro in questo momento si sta mangiando mani, polsini e maniche. Ivan ha dimostrato di non essere solo potenza, ma di essere un giocatore prima di tutto di testa, di tattica, un trascinatore. Quando la squadra era giù, quando vacillava, nei suoi occhi si scorgevano una calma e una determinazione in grado di contagiare i compagni, un grido da guerriero quando lancia le sue "lavatrici".
Possiamo davvero dire di poter essere fieri della nostra Italia. Domani alle 18 lo scontro con il Belgio.
Nell'attesa, culliamoci nella felicità di avere questa squadra.
Forza Azzurri!

lunedì 24 giugno 2013

Italia-Cuba 3-0 (di Elisabetta Pugliese)

Mi trovo alla biglietteria del Nelson Mandela Forum di Firenze e il mio cuore impazzisce quando mi vengono consegnati i biglietti per la partita Italia-Cuba della World League. Una folla indescrivibile di circa cinquemila persone venute da ogni parte di Italia, si appresta ad invadere gli ingressi del Forum. E in mezzo a quelle persone ci sono anch’io, Elisabetta, che ho fatto cinque ore di pullman per poter realizzare il mio sogno più grande: vedere la Nazionale giocare. In compagnia di una mia amica, armata di trombetta da stadio, fotocamera e indossando un trucco rigorosamente azzurro (con tanto di bandierine italiane disegnate sulle guance), cerco disperatamente di trovare l’ingresso C: mi hanno infatti assegnato i posti centrali. Finalmente lo trovo e il mio cuore raggiunge un numero di pulsazioni inenarrabile, mentre salgo uno ad uno quegli scalini che sembrano essere infiniti. E mentre faccio fatica a respirare per l’emozione, davanti ai miei occhi vedo i ragazzi che si stanno scaldando. Mi siedo al mio posto e aspetto paziente. Presto il riscaldamento giunge al termine, seguiamo attentamente la presentazione delle due squadre e ci alziamo in piedi per ascoltare l’inno nazionale italiano. La prima cosa a cui penso mentre canto è che il forum è gremito di persone diverse tra loro, che non ce n’è una che sia uguale ad un'altra. Eppure su quelle note sembriamo tutti una cosa sola, uguali e tutti lì non credo solamente per vedere una semplice partita, ma perché ci sentiamo parte di qualcosa che rappresenta le nostre radici e che nessuno potrà mai spezzare. Noi siamo l’Italia stessa.
Viene dichiarata la formazione cubana e subito dopo quella italiana: in campo Travica, Savani, Giovi, Beretta, Birarelli, Parodi e Zaytsev. La partita inizia e l’Italia domina il primo set, così come i due successivi. Durante la partita Thomas ha qualche problema, sembra non essere entrato totalmente in partita, così al suo posto entra Matteo Piano. La stessa cosa avviene per Cristian, che dopo l’infortunio alla Lube ha sì recuperato piuttosto velocemente, ma a mio parere fa ancora abbastanza fatica in alcune cose, ad esempio nel servizio. Alla fine, anche al suo posto entra un altro giocatore, Luca Vettori. E’ un ragazzo molto giovane, ma lasciatemelo dire, una vera promessa del volley. Alla sua età è già tecnicamente fortissimo e, col tempo e con costante allenamento aumenterà sicuramente la sua esperienza e a parer mio diventerà uno dei più forti giocatori del nostro paese.
I ragazzi, compresi i giovani Matteo e Luca, chiudono ben presto la partita e, con una buonissima prestazione, sconfiggono la nazionale cubana con un secco 3-0. 


La mia amica ci teneva tantissimo, come me del resto, ad avere foto o autografi dei giocatori, così iniziamo ad accalcarci prima ai bordi del campo, e poi davanti al pullman della nazionale. Alla fine, tra lividi, transenne, spintoni e una miriade di gente riusciamo ad ottenere qualcosa, anche se ovviamente non da tutti. Bellissimo è stato vedere Giovi che cercava di convincere le ragazze che Ivan se n’era già andato via, vedere sia lui che Dragan fare video dal cellulare a tutta quella folla che era lì per loro. Ma la cosa più impagabile in assoluto è stato osservare la gente che lanciava a Cristian le varie cose da autografare direttamente dal finestrino e lui che le rilanciava dal pullman in corsa. Insomma, proprio pazzi i nostri ragazzi e questo mi fa pensare che in fondo sono persone normalissime come noi, che hanno un grande privilegio, ovviamente direttamente proporzionale al loro enorme talento. Sapete io sono di Macerata, e quindi una tifosa  sfegatata della Cucine Lube Banca Marche Macerata. Ormai il fontescodella è la mia casa, quindi fidatevi che l’emozione di vedere la propria squadra del cuore giocare, seguirla fin dove si può in trasferta, tifarla fino a finire la voce e a sentire dolore alla gola,  tutto rigorosamente  e costantemente accompagnato da palpitazioni (e personalmente anche da bacchette e tamburi e maglia dei Predators) l’ho provata molte volte e so cosa significa. Eppure posso anche dire che guardare la nazionale è un’altra cosa. Non si può descrivere, perché è qualcosa di irripetibile e che accade poche volte nella vita, e quindi mi sento fortunata ad averne fatto parte. Posso dire di avere ufficialmente realizzato il mio sogno, e di quei due giorni a Firenze non rimpiango assolutamente nulla, lo rifarei all’infinito. Perché i nostri ragazzi non fanno parte di una squadra qualunque, ma di quella che rappresenta il nostro paese. Tutti loro sono il nostro ORGOGLIO ITALIANO.
Elisabetta Pugliese        


sabato 15 giugno 2013

L'affaire Juantorena

E' tutta l'estate, ma che dico, è tutto quest'anno, no no, è tutto il campionato e anche di più che si parla dell'affaire Juantorena. Per chi si fosse sintonizzato solo ora e vivesse su un altro pianeta, ecco i punti salienti: 
Osmany Juantorena è un giocatore del Trento di origini cubane naturalizzato italiano. Tecnicamente potrebbe giocare in nazionale italiana. Quando all'orizzonte si prospettò una tal possibilità, successe un piccolo putiferio. A domanda, Travica e Zaytsev risposero che la nazionale non aveva bisogno di Juantorena. Da lì alla battaglia tra chi sostiene che Juantorena dovrebbe essere in nazionale e chi no. (ho fatto un riassunto davvero breve, ma se cercate in questo blog troverete un articolo più esteso e più preciso!) 

Ora parliamoci chiaro. Con sincerità: non ho nulla contro Juantorena come giocatore. E' un bravissimo giocatore, nulla da dire. Alla fine è quello che si dovrebbe tener di conto, le abilità come giocatore. Però io la penso in modo molto semplice: possiamo discutere e insultarci tutto il giorno, alla fine sarà Berruto a decidere  e fidatevi che non darà di certo ascolto a noi. Ma (eh si c'è un ma) mi chiedo, con questa nuova nazionale, piena di giovani pronti a provarsi sul campo, pronti a mettersi alla prova pur di indossare su quel campo la maglia azzurra, ci sarà posto per Osmany? 

Fino a ieri i miei dubbi erano solamente questi. Del resto quello che Berruto sceglierà per me andrà bene, io lo sosterrò. Ma ieri, proprio ieri è successa una cosa che ha cambiato in parte la mia opinione. Ieri ho avuto il privilegio di vedere Italia-Cuba. Una partita che aspettavo da tempo e che, lo confesso, mi ha deluso un po'. Non mi ha deluso la nostra nazionale, mi ha deluso Cuba. Non ha giocato come avrebbe giocato la Cuba che mi aspettavo (e credo che tutti si aspettavano). Giustamente mi ha fatto notare un amico che se Cuba avesse permesso ai dissidenti di giocare la partita sarebbe andata molto diversamente. Verissimo. Tant'è che le cose sono andate così. Ma a un certo punto durante il secondo set sento bisbigliare la ragazza dietro di me "Guarda c'è Juantorena!!" Io giro subito la testa e vedo nel settore a bordo campo proprio Osmany Juantorena, seduto lì in mezzo al pubblico che con una faccia scura in volto guarda la partita. 

Ora io capisco che Juantorena essendo cubano sia venuto alla partita con l'intento di tifare Cuba. Del resto è il suo paese. la sua patria e anche se non può giocarci il suo cuore è lì. 
Ma proprio per questo come si può pensare di sceglierlo per la nazionale? La nazionale non è un club qualsiasi. Non è una squadra per cui tu puoi giocare pur tenendo a un'altra. La nazionale è la nazionale e come tale deve essere sentita. Indossare quella maglia azzurra, almeno io la vedo così, è una questione di patria, ma non necessariamente quella da cui tu vieni, ma quella che senti tua. Quanti infatti nella nostra squadra hanno origini straniere? Lo stesso Ivan Zaytsev, una delle nostre colonne portanti, ha origini russe, Dragan Travica è metà croato. Eppure sono certa, CERTA, che se ci dovesse essere Italia Russia Ivan tiferebbe l'Italia. 
E' semplice come questione: non puoi vestire la maglia azzurra se nel tuo cuore non ti senti italiano, se dentro di te sai e pensi che se non fossi considerato dissidente vorresti indossare la maglia di Cuba. E' giusto, è da dove vieni, dove sei cresciuto, la tua patria e nessuno ha diritto di giudicarti per questo. Nessuno ha diritto di insultarti o peggio. Però bisogna essere sinceri: la nazionale non è un club, l'ho già detto. E' prestigioso essere scelti per portare quella maglia. Rappresenti il tuo stato, rappresenti quella che senti come patria. 
Se Osmany non sente l'Italia come patria non dovrebbe portare quella maglia. 

Vorrei sottolineare un paio di cose prima di chiudere: stimo Juantorena come giocatore. E' davvero bravissimo e sono sicura che porterebbe potenza e forza alla nostra nazionale, ma non ci si può ridurre solo a questo. Non basta questo per vestire la maglia azzurra. Se no giocarci diventerebbe solo giocare in un qualsiasi altro club. 
E allora che differenza farebbe? 
Sempre forza Azzurri! 


domenica 5 maggio 2013

Copra Elior Piacenza-Itas Diatec Trentino (Gara 4) 3-0

Chi si aspettava, dopo la partita di domenica scorsa in cui l'Itas ha chiuso 3 a 0, lo scudetto nelle mani del Trento in questa giornata, dovrà aspettare.
I leoni di Piacenza oggi hanno compiuto un'altra impresa: hanno asfaltato il Trento e hanno concluso 3 a 0, annullando qualsiasi tentativo da parte degli avversari di rimontare e riprendersi la partita.
C'è da dire che il primo set non inizia sotto i migliori auspici per l'Itas: Holt va alla battuta e fa ace, così, elegantemente, lanciando un messaggio ai giocatori al di là della rete. Volete lo scudetto? Anche noi. E tanto.
Affamati e agguerriti i giocatori di Piacenza piazzano punto su punto, palla su palla, senza lasciare un centimetro a Trento.
Un Trento che rispetto al passato appare più grigio e insicuro del solito. Che sbaglia in battuta (dove di solito eccelle), che si fa prendere alla sprovvista dall'avversario (Piacenza può vantare oggi un grande numero di ace). Un Trento che non sembra la squadra imbattibile, determinata e implacabile che di solito è.
Ci si aspettava una gara combattuta e in effetti è stato così, ma combattuta in modo diverso perchè i ruoli da mercoledì scorso si sono invertiti: questo pomeriggio è stata Trento a cercare di arginare per come poteva una Piacenza che non ha mai smesso di provarci.
Spicca tra tutti in questa partita Hristo Zlatanov. Uno Zlatanov forte e determinato, sempre pronto, potente, preciso, inarrestabile.
Come ho detto molti oggi mettendosi davanti alla televisione, forse basandosi sull'ultima partita, si aspettavano un finale diverso. Forse è stato questo l'errore dei trentini, sono scesi in campo troppo sicuri.
Forse non si aspettavano un Piacenza così.
Ma la fame di scudetto da parte dei bianco rossi, di questa squadra che può vantare tra le sue fila, oltre a Zlatanov, Papi, Fei, De Cecco, Simon, Vettori e Holt, era troppo grande per chiudere le danze a gara 4.
Non si poteva proprio.
La squadra di Stoytchev cerca di ritornare in sè più volte. Si trova persino in vantaggio in molti punti importanti, cerca di ritrovare l'antico splendore, di scrollarsi di dosso il nervosismo, ma anche il secondo set scivola dalle loro mani, velocemente.
Piacenza comincia a sperare veramente, comincia a intravedere la gara 5, si giocano davvero tutto.
Arriva un terzo set di fuoco. Tra video check continui, alcune discussioni, un set molto altalenante.
Un set giocato all'ultimo punto.
Ma alla fine Piacenza si prende quello che è suo. Quello che è giusto sia suo.
Tre set. Tutti bianco rossi, meritatamente bianco rossi.
Un Piacenza da urlo, che arriva e mette fine ai sogni, per oggi, del Trento di portarsi a casa lo scudetto numero tre.
Ora si va a gara 5, a casa dell'Itas.
Sarà un v day emozionante.
Miglior giocatore?
Zlatanov senza dubbio. Un applauso a lui che oggi ha dato veramente ogni cosa.
E che è riuscito a guidare la sua squadra alla vittoria.

sabato 4 maggio 2013

Fiera di amare la pallavolo!

So che questo probabilmente rimarrà solo un post in un remoto blog.
Ma sono fondamentalmente un'ottimista, un'idealista. Sono una sognatrice.
Ci sono tre cose che amo nella vita: la criminologia, scrivere e la pallavolo.
Nell'ultimo anno sono riuscita a fondere le ultime due cose e a farne questo blog. Non so se il risultato vi è piaciuto, ma personalmente vederlo crescere ogni giorno un po', mi ha fatto sentire orgogliosa.
In questi due giorni due cose sono successe: la Tonno Callipo e l'Altotevere San Giustino hanno comunicato (quasi contemporaneamente) che non ci sono i presupposti per mantenere le squadre in A1 e che quindi non saranno presenti l'anno prossimo in campionato.
E' difficile pensare a un campionato più scarno, più magro, a causa di una crisi economica che sta avvolgendo ormai tutto il paese e che ovviamente si espande a tutti i settori, sport incluso.
Soprattutto gli sport che, in questo paese, vengono relegati in spazi minori. Noi siamo l'Italia, il paese del calcio. E' lo sport nazionale, mi disse una volta mio padre, tutto impettito, quasi offeso quando avevo osato dire che forse lo spazio che veniva dato al calcio era fin troppo rispetto alla pletora di sport e grandi sportivi che possiamo vantare nel nostro bel paese.
Pallavolo, basket, pallanuoto sono solo alcuni esempi di settori sportivi che vengono presi in considerazione solo come semplici tappabuchi quando non ci sono partite di calcio. E mentre i tifosi di calcio possono contare su un numero illimitato di canali su cui guardare le partite della propria squadra, noi tifose di pallavolo dobbiamo pregare nelle lingue più strane perchè quella domenica Rai Sport decida di dare spazio ad altre squadre. Magari non alle solite quattro.
E dobbiamo ringraziare Sportube che in questo anno ha dato l'occasione a un sacco di noi di poter assistere alla partita della squadra del proprio cuore, perchè bisogna dirlo, per quelle di noi che hanno la sfortuna di vivere lontano dalla sede della propria squadra è difficile seguire con costanza le partite.
Non voglio lagnarmi. Ringrazio per tutte le volte che ho potuto vedere la Lube su Rai Sport o su Sportube, ringrazio di cuore i telecronisti, dall'ormai celebre Andrea Lucchetta, ai meno celebri ma non per questo meno importanti Walter Astori e Cecilia Rolando, che ci hanno accompagnato nel mondo del volley con i loro commenti e le loro voci.
La pallavolo è uno sport splendido.
Non mi sto augurando che un giorno possa soppiantare il calcio, non sarebbe giusto.
Ma dico queste cose, questa crisi nasce anche da un disinteresse. Un disinteresse sostanziale che ripeto relega gli sport che non sono il calcio in uno spazietto minuscolo, quello che resta, quello che rimane.
Le briciole giornalistiche, le pagine non occupate dal calcio.
Ma forse queste squadre lavorano meno di quelle di calcio? Forse si allenano meno? O faticano di meno quando giocano? E noi tifosi valiamo meno dei tifosi di calcio?
Che forse non sentiamo il cuore sobbalzare nella cassa toracica quando sentiamo vicina la fine di un set e siamo punto a punto?
Non esultiamo con altrettanto entusiasmo quando i nostri segnano?
Il cuore che batte è lo stesso.
Il sangue che pulsa è esattamente uguale.
Date spazio allora anche ai nostri eroi, concedeteci di poter esultare anche se siamo lontani.
Dateci la possibilità di far capire anche ad altre persone quanto è bello il mondo della pallavolo.
Quanto questo sport sia esaltante, emozionante, senza respiro.  
Apriamo il mondo dello sport, ampliamo gli orizzonti e forse, dico forse, ci sarà un giorno in cui la Tonno Callipo e San Giustino potranno tornare.
In cui le squadre di pallavolo avranno le stesse possibilità economiche di quelle del calcio.
Un giorno in cui la pallavolo verrà vista come sport, e non come altro sport.

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Proud to love volley!